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"La quarta arma è il non dimenticare mai la glorio­sissima incarnazione dell'immacolato agnello Cristo Gesù, la sua castissima e verginale umanità e, partico­larmente, la sua sacratissima passione e morte. Senza quest'arma, superiore a tutte, non potremmo vincere i nostri nemici e poco gioverebbero le altre." - Santa Caterina da Bologna

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  • P. Marius - Gratitudine e rispetto per ogni persona - i dieci lebbrosi
    I Quaresima 2019 - P. Marius N'sa

    Il Vangelo di questa domenica ci invita a riconoscere con stupore e gratitudine i doni di Dio. Infatti, Gestì incontra dieci lebbrosi, che gli vanno incontro, si fermano a distanza e gridano la propria sventura a quell'uomo in cui il loro essere ha intuito un possibile salvatore : «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Sono malati, e cercano qualcuno che li guarisca. Gesti, pieno di compassione esaudirà il loro grido e li guarirà.

    Oggi, siamo tutti invitati a riflettere sul comportamento dei lebbrosi e in modo partecolare su quello del samaritano che torna indietro per ringraziare Gesù. La lebbra è una malattia, di cui oggi non si parla tanto. I lebbrosi erano portatori di una malattia che veniva associata a una condizione di peccato, a una maledizione. Per motivi igienici, i lebbrosi considerati degli "impuri" da evitare, esclusi, lasciati in solitudine, venivano messi ai margini della società. Oggi ci sono diverse forme di lebbra che fanno soffrire le persone che ci chiedono spesso aiuto.

    Come rispondiamo? Come Gesù in modo concreto o con indifferenza? Oggi ancora ci sono tante persone considerate peccatori, quindi condannate dalla società e forse anche da noi cristiani. Oggi ancora sono tante le persone disprezzate, le persone che subiscono razzismo e discriminazioni diverse anche da parte di cristiani in tutti paesi. Oggi ancora con il nostro silenzio spesso complice, partecipiamo anche noi alla sofferenza dagli altri,

    Fino a quando saremo complici di tutte queste sofferenze? Gesti, accogliendo questi malati esclusi ci dice che tutti gli uomini sono figli di Dio e meritano rispetto e considerazione. La fede in Dio va oltre le considerazione razziali e aiuta l'uomo a ritrovare la propria dignità.

    Ecco l'invito del profeta Isaia nella prima lettura: "Osservate il diritto e praticate la giustizia perché la mia salvezza sta per venire, la mia giustizia sta per rivelarsi. Beato l'uomo che così agisce", L'impegno dei cristiani è quindi osservare il diritto e la giustizia verso tutte le persone e tutti i popoli.

    Quale salvezza aspettiamo quando non siamo giusti? Gesù chiede anche a ognuno di noi di tornare indietro. Cosa significa oggi tornare indietro? Vuol dire cambiare vita, cambiare mentalità per seguire strada di Dio che si oppone a quella del mondo. Vuol dire apprezzare la nuova vita con Dio e guardare con amore e compassione le persone emarginate e disprezzate. Chiedendo loro di andare a presentarsi ai sacerdoti secondo la Legge, Gestì voleva cosi integrare nella società questi emarginati.

    Solo chi ha la coscienza del proprio limite e del proprio peccato non giudica, non disprezza, non emargina ma tenta di dare il proprio apporto di solidarietà per il bene degli altri.

    Domanda: "Quali sono I miei rapporti con le persone escluse, lasciate in disparte?" Carissimi, anche oggi, il Signore è all'opera nella vita dei suoi figli per colmare la loro vita di felicità e di salvezza. Egli compie miracoli ogni giorno nella vita di tutti ma ha bisogno della loro fede per salvarli. Il miracolo guarisce ma non salva, la fede si. Nove sono detti "guariti", solo il decimo si è "salvato" perché è tornato indietro per incontrare il Signore.

    A che serve sentirsi miracolato, se poi non salvo la mia anima ? Questa pagina del vangelo ci invita ad andare in profondità per cercare oltre la guarigione fisica, oltre i segni visibili.

    Il solo samaritano raggiungerà la salvezza tornando indietro ad esprimere la propria gratitudine per il dono ricevuto. La scorsa domenica, Gesù aveva elogiato la fede del centurione e ci aveva esortati ad avere una fede ardente che nasce da un cuore buono e umile.

    Quanto è importante saper ringraziare, saper lodare per quanto il Signore fa per noi, E allora possiamo domandarci: siamo capaci di dire grazie? Quante volte ci diciamo grazie in famiglia, in comunità, nella Chiesa? a chi ci aiuta, a chi ci è vicino, a chi ci accompagna nella vita? Spesso diamo tutto per scontato ! E questo avviene anche con Dio. È facile andare dal Signore a chiedere qualcosa, ma tornare a ringraziarlo sembra piu faticoso ? La fede non è un dono che Dio dà ad alcuni, ma la risposta degli uomini al dono d'amore che Dio fa a tutti. Il samaritano ci aiuta a comprendere che noi, esseri umani, non abbiamo meriti o diritti davanti a Dio.

    Siamo tutti deboli e fragili. Dice appunto san Paolo nella seconda lettura: "Infatti io faccio non quello che voglio, ma quello che detesto se privo della grazia di Dio". Carissimi, tutto ci è dato per grazia, tutto ci è dato come dono, cominciando dal dono della propria vita. La fede è saper rispondere positivamente a quegli avvenimenti che la vita ci fa incontrare.

    I dieci lebbrosi sono stati guariti quando hanno obbedito alla parola di Gesù di andarare dai sacerdoti a presentarsi. Qual'è il mio rapporto con la parola ?

    P. Marius N'sa - 10 marzo 2019 - Santa Croce - Milano
  • P. Marius - Attingere con fede dall'acqua viva che è Gesù
    II Quaresima 2019 - P. Marius N'sa

    Ogni creatura umana è un essere affamato di felicità, di pace, di serenità ed è assetato d’amore e di speranza. Solo Dio puo colmare questa fame e questa sete e darci la piena soddisfazione come ci insegna sant’Agostino nel suo libro Confessioni: “Ci hai creato per te, o Dio, ed il nostro cuore rimane inquieto fino a quando non riposa in Te“.

    In questa seconda domenica di quaresima, la liturgia ci invita ad attingere con fede dall’acqua viva che è Gesù, sorgente di benedizione, di pace, di serenità e di felicità. Siamo tutti chiamati a rifletere su quattro punti che ci aiuteranno a vivere bene questo tempo di conversione.

    1. Lasciarsi guidare dalla Parola di Dio

    Infatti, l’uomo è stato creato per vivere in società e a tutti i suoi, il Signore ha lasciato la sua legge per condurgli sulla via della benedizione e della felicità. Dice il Signore: Vedete, io pongo oggi davanti a voi benedizione e maledizione: la benedizione, se obbedirete ai comandi del Signore, vostro Dio, che oggi vi do; la maledizione, se non obbedirete ai comandi del Signore, vostro Dio cioè risponderemo per tutti i nostri atti: buoni e cattivi. Carissimi, molto spesso, la nostra infelicità è legata a un profondo desiderio di libertà. Il Signore attraverso la sua legge di amore ci invita a vivere la libertà vera che è seguire questa legge. La nostra libertà si manifesta quando seguiamo la legge. La quaresima ci chiama a nutrirsi della Parola di Dio, fonte di ogni bene. E cosi potremo portare i pesi gli uni dagli altri come ci esorta san Paolo. Sono un cristiano che segue la legge del Signore o la mia legge? Cosa rappresenta per me la Parola di Dio? La legge del Signore è perfetta,
    rinfranca l’anima; il comando del Signore è limpido, illumina gli occhi” dice il salmo.

    2. Bere dell’acqua della fede per non piu avere sete.

    “Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete: ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno”. Abbiamo sete di tante cose nella nostra vita. I nostri bisogni sono numerosi e diversi. Oggi Gesù ci rassicura dicendoci che solo la sua acqua puo colmare la nostra sete. Ma cosa è quest’acqua che puo colmare tutte le nostre sete? Non è la fede che sola puo trasformare la nostra vita? Sono un cristiano con fede o senza fede? Come vivo quotidianamente la mia fede?

    3. La vera adorazione è quella che si fa in spirito e verità.

    Dice il vangelo: Dio è spirito, e quelli che lo adorano, cioè lo riconoscono seguendo la sua legge e si affidano a lui, possono raggiungerlo solo attraverso la verità, cioè la coerenza fra fede e opere nella loro quotidianita. Dio vuole essere adorato con sincerità cioè con una vita sbarazzata di tutte le apparenze. “L’identità cristiana non è una carta d’identità. L’identità cristiana è un’appartenenza alla Chiesa e il vissuto odierno della fede. La vera adorazione ci mette in gioco per il compimento di un mondo migliore. Fratelli, la preghiera senza azione è un’anima senza corpo. In questo mondo pieno di falsità, di cattiveria e di ingiustizia, il Signore ci invita a vivere nella verità per essere liberi.. «Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» (Gv 8,32). Basta con questa doppia vita piena di ipocrisia Scegliamo oggi la via della benedizione seguendo la via del Signore.



    4. Non avere pregiudizi sulle persone ma cercare di vedere in ogni persona la propria dignita

    Infine, ilvangelo di oggi ci addità come andare verso gli altri. Gesù ha avvicinato la samaritana e le ha chiesto da bere; si è messo cioè in dialogo diretto con chi a quel tempo era discriminato dei giudei. Dunque questa è la via per noi : non avere mai pregiudizi verso gli altri ma cercare di vedere nel prossimo la sua dignita per esaltarla.

    Nel vangelo infatti, noi vediamo che attraverso l’opera di Gesù, tutti i peccatori, i malvagi e i condannati vengono salvati, cioè per ognuno di loro esiste la speranza di una vita normale. Il rapporto con Gesù cambia la vita: Questa persona che evitava la gente è diventata apostolo . Ecco il mistero della fede. L’incontro di Gesù con la samaritana ci spinge tutti ad avere un culto per la persona umana soprattutto per le persone deboli. Chiediamo su tutti noi la grazia di Dio per una vita nuova.


    P. Marius N'sa - 17 marzo 2019 - Santa Croce - Milano
  • P. Marius - Il vangelo della samaritana
    III di Quaresima 2019 - P. Marius N'sa

    Il vangelo della samaritana che abbiamo sentito la scorsa domenica ci ha fatto capire che lo sguardo di Gesù sui peccatori è uno sguardo che non giudica né condanna, ma ama, ha pazienza e crede in una vita nuova. Per avere questo sguardo di Gesù , la prima lettura ci ha invitato ad avere un rapporto stretto con la Parola di Dio meditandola ed osservandola.

    In questa domenica detta di Abramo, il vangelo ci invita a rimanere nella Parola di Dio per essere suoi discepoli. Dice : “Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi”. Ecco la consegna evangelica per una vita pienamente realizzata. Ma come rimanere nella parola di Gesù? Rimanere in Gesù è vivere la propria fede ogni giorno, fare le stesse cose che faceva Lui: fare il bene, aiutare i poveri e i bisognosi , e vivere serenamente ogni istante della vita. Rimanere in Gesù significa essere unito a Lui per ricevere la vita e l’amore da Lui; significa abituarsi e conoscere le sue parole.

    Oggi ancora, il Signore vuole suscitare vari profeti nel suo popolo. “ Io susciterò loro un profeta in mezzo ai loro fratelli e gli porrò in bocca le mie parole ed egli dirà loro quanto io gli comanderò” dice il Signore. Persona scelta da Dio, Il profeta è il portavoce ufficiale di Dio. Come possiamo vivere il nostro impegno battesimale come profeti se noi non rimaniamo nella parola di Gesù?

    Carissimi, siamo tutti stati scelti dal Signore per annunziare la sua Parola. Dice Gesù: “ Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga”. Il Signore ci invita oggi a rimanere nella sua parola. L’espressione parola traduce l’Ebraico, “Dabar” che vuole dire contemporaneamente “Parola” e “Fatto. La Parola che siamo invitati ad annunciare ad ogni istante della nostra vita è sacra e anche azione quindi ci esorta ad una coerenza di vita cioè a vivere nella verità. Gesù è Signore e le sue opere sono verità, giustizia, e perdono.

    Egli fa una distinzione perfetta tra bene e male, verità e falsità. Ci sono troppe confusioni nella nostra vita. Chi è cristiano, chi è figlio di Dio non fa male agli altri ma rimane nell’amore di Gesù e fa distinzione fra male e bene. Ai Giudei Gesù dice: “Voi fate le opere del padre vostro”. Domanda: Da quale padre provengono tutte le mie opere? Quale sentimento ispira tutte le mie opere? L’amore o altri sentimenti?

    Viviamo oggi in una società confusa che non ha più punti di riferimento perché non ha più fede. Dio non c’è più. Una società cosi, senza Dio è una società persa. Gli esempi sono numerosi: assassinio degli innocenti, desacralizzazione della famiglia, fallimento dei matrimoni, idolatria sotto diverse forme, malatie psicologiche. Chi è il nostro punto di riferimento ?. I giudei avevano Abramo come punto di riferimento. Ma questo non basta. Bisogna vivere come Abramo. “Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo” dice loro Gesù. Non basta essere cristiani. Bisogna vivere da cristiani.

    A tutti noi oggi il Signore dice: Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi. Chi non vuole essere libero? Proviamo oggi questa nuova libertà che ci propone il Signore, a noi che siamo schiavi di tante cose e di tanti peccati . Rimanere nella parola di Gesù e essere i suoi discepoli è diventare persone corrette, giuste e vivere da profeti.

    Cosa significa oggi essere profeti? * Avere un rapporto di fede con il Signore attraverso una vita di preghiera, di meditazione e nutrirsi dei sacramenti * Avere una coerenza di vita cioè vivere quotidianamente la fede nelle piccole cose. * Vivere ed annunciare la verita e denunciare l’ingiustizia senza paura come ha fatto l’arcivescovo Oscar Romero, di cui celebriamo oggi l’anniversario, ucciso durante la messa il 24 Marzo 1980 perché difendeva i piu poveri.

    Diceva per esempio: “È inconcepibile che qualcuno si dica cristiano e non assuma, come Cristo, un’opzione preferenziale per i poveri. È uno scandalo che i cristiani di oggi critichino la Chiesa perché pensa “in favore dei poveri”.

    Rimanere nella parola di Gesù ci indica la via dei poveri.


    P. Marius N'sa - 24 marzo 2019 - Santa Croce - Milano
  • P. Marius - La preghiera e il cieco nato
    IV di Quaresima 2019 - P. Marius N'sa

    La scorsa domenica, Gesù ci ha invitato a rimanere nella sua parola cioè a leggerla, a conoscerla e a metterla in pratica per essere suoi discepoli.

    Rimanere nella parola di Gesù è quindi mettere Dio prima e l’uomo al centro di tutto. In questa quarta domenica, siamo tutti invitati a dare spazio al Signore attraverso una vita di preghiera ed a lasciarci guidare da lui, luce del mondo. Infatti, la prima lettura odierna ci fa capire l’importanza della preghiera.

    Chi prega, chi se affida al Signore non è mai abbandonato da lui ma ha una garanzia sicura di vittoria in tutte le lotte e vicende della vita. Il Signore lo accompagnerà sempre perché ha fatto con lui alleanza attraverso l’acqua del battesimo. “Quando Mosè alzava le mani, Israele prevaleva; ma quando le lasciava cadere, prevaleva Amalèk” cioè il nemico.

    Qual è il nostro rapporto con la preghiera sopratutto in questo tempo di quaresima? Sono consapevole che la preghiera è un incontro d’amore con il Signore, incontro che devo privilegiare ogni giorno anche per un attimo? Come posso avere una vita serena e felice io cristiano senza nessun rapporto di preghiera con Dio? ‘’Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo’’

    Qual’è il mio rapporto con questa luce che è Gesù ? Secondo Carlo Carletto nelle Lettere dal deserto, ”Noi siamo cio che preghiamo. Il grado della nostra fede è il grado della nostra preghiera: La forza della nostra speranza è la forza della nostra preghiera: il calore della nostra carità è il calore della nostra preghiera”.

    Carissimi, oggi questa pagina del vangelo secondo Giovanni ci invita ad avere una fede piu grande in Gesù attraverso la storia del cieco nato.

    Infatti, il cieco nato era considerato come un peccatore castigato da Dio. Ma Gesù che è venuto per liberare gli uomini e dare a loro la felicità attraverso questa guarigione ha ridato a questo cieco la propria dignità di figlio di Dio perché l’aveva perso sofferendo e mendicando. Paul Claudel scrittore francese scrive: “Cristo non è venuto a spiegare la sofferenza ma a riempirla della sua presenza.”

    Ecco la risposta ai nostri diversi perché sul male nel mondo. Non sono forse io questo cieco anonimo, che non vedo quello che Dio ha fatto e fa per me nella mia vita? Non siamo forse tutti noi chiusi nella cecità dell’orgoglio religioso al punto di crederci cristiani migliori degli altri? Non siamo forse tutti noi chiusi nella cecità dell’orgoglio sociale che ci fa pensare di essere superiori agli altri?

    Sempre e oggi più che mai, l'uomo è cieco cioè incapace di vedere e di orientarsi verso il bene perché rifiuta la sorgente della vera luce, Dio. Infatti, quanti di noi sono indifferenti ai grandi problemi del presente? Quanti sono sordi alle richieste di aiuto anche del vicino di casa?

    Quanti di noi in famiglia, nel luogo di lavoro, nella società non rispondono generosamente alle necessità del coniuge, del figlio, del collega o dell’ amico, perché chiusi nel buio del proprio egoismo. E le conseguenze di questa perdita di luce interiore o di fede si vedono ogni giorno: nei notiziari, si parla di morte, di sofferenza, di incomprensioni e di sfruttamento dell’ uomo.

    Anche a ognuno di noi oggi il Signore, luce del mondo vuole aprire gli occhi. Crediamo davvero in lui? Come dice don Sergio Didonè: “ a tutti coloro che sono immersi nell’oscurità della notte, perché si sentono soli, abbandonati, giudicati, trattati come fossero un problema su cui discutere prima che un grido da ascoltare, Gesù promette la sua vicinanza e la condivisione della sua sofferenza che libera da ogni possibile umiliazione”.

    Il Signore ci esorta tutti a tornare al fonte battesimale cioè a vivere i nostri impegni per avere la salvezza come al cieco ha chiesto di andare alla piscina di Siloe per essere guarito.

    Per finire, come dice san Paolo nella seconda lettura, non dormiamo dunque come gli altri ciechi della società, ma vigiliamo e siamo sobri cioè mettiamoci ora all’opera.


    P. Marius N'sa - 31 marzo 2019 - Santa Croce - Milano
  • P. Marius - Chi morirà, vivrà, lo credi ? Lazzaro
    V di Quaresima 2019 - P. Marius N'sa

    Viviamo oggi la quinta domenica di quaresima e la parola di Dio ci prepara al grande mistero della redenzione che celebreremo fra poco. Infatti, in questa domenica detta di Lazzaro, il Signore si presenta come “la risurrezione e la vita” cioè la vittoria su tutte nostre vicende: malatia, solitudine e ogni altra avversità ché ci aiuta a sopportare serenamente.

    Oggi, il Signore ci chiama tutti ad uscire dai nostri diversi luoghi di morte cioè ad abbandonare nella nostra vita tutto ciò che non ci dà gioia, libertà e vita. Quanto numerosi questi tristi episodi della nostra vita. Come sono numerosi i nostri comportamenti sbagliati che ci conducono a diverse forme di morte! Il Signore Gesù esorta ognuno di noi ad uscire fuori della propria tomba cioè ad avere comportamenti che danno senso alla nostra vita e a quella degli altri.

    Carissimi, il Signore Gesù è venuto appunto per dare senso alla nostra vita e per riempirla della sua presenza.

    Ma, Egli aspetta la nostra professione di fede: "chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo ?"

    Ecco la domanda alla quale siamo invitati a rispondere ogni giorno attraverso il nostro agire, perché credere in Gesù ci chiede una vita centrata sull’amore.

    Oggi, siamo in tanti a credere in modo superficiale. Ci accontentiamo di conoscere la dottrina, di essere in regola con i precetti della chiesa, di fare qualche offerta: ma questo non basta.

    La vita cristiana ci chiede una testimonianza, un vissuto quotidiano, un passo qualitativo nella fede. La vita cristiana ci chiede di passare dal sapere al credere e al fare perché solo la fede in Dio ci farà vivere in eterno. Oggi il Signore invita, anche noi, a credere davvero in Lui; credere che significa fare esprerienza con Lui cosi Egli ascolterà il nostro grido. "Allora gridammo al Signore, al Dio dei nostri padri, e il Signore ascoltò la nostra voce" dice Mosè nella prima lettura. Il Signore è attento al grido dei suoi figli. "Questo povero grida e il Signore lo ascolta, lo libera da tutte le sue angosce. L'angelo del Signore si accampa attorno a quelli che lo temono e li salva" dice il salmo 33.

    La scorsa domenica il Signore ci invitava a lasciarci guidare da lui, luce del mondo, per avere gli occhi aperti sul mondo per poter vivere una vita serena e felice. La pagina del vangelo di oggi ci fa capire che noi non abbiamo piu motivi di tritezza, perché abbiamo un Signore che è capace di condividere la nostra condizione umana.

    Che bello sentire un Dio cosi vicino ai suoi figli al punto di piangere con loro! Ogni giorno il Signore si manifesta nella vita dei suoi figli.

    Fratelli e sorelle, il Signore ci è vicino perché ci vuole accompagnare pian piano verso la serenità, la felicità e verso la santità. Parlando di santità papa Francesco dice nell’esortazione apostolica Gaudete et exsultate: "La santità non è un privilegio di pochi donne e uomini straordinari, ma è un cammino che tutti dobbiamo percorrere con gioia".

    Chiediamo al Signore la grazia di poter uscire delle nostre diverse tombe per dare senso alla nostra vita e a quella degli altri.


    P. Marius N'sa - 6 aprile 2019 - Santa Croce - Milano

  • P. Cantalamessa - Pasqua, i disprezzati
    Venerdì Santo, 19 aprile 2019

    da cantalamessa.org

    "Disprezzato e reietto dagli uomini,

    uomo dei dolori che ben conosce il patire,

    come uno davanti al quale ci si copre la faccia;

    era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima”.

    Sono le parole profetiche di Isaia con cui è iniziata la liturgia odierna della parola. Il racconto della passione che è seguito ha dato un nome e un volto a questo misterioso uomo dei dolori, disprezzato e reietto dagli uomini: il nome e il volto di Gesú di Nazareth. Oggi vogliamo contemplare il Crocifisso proprio in questa veste: come il prototipo e il rappresentante di tutti i reietti, i diseredati e gli "scartati” della terra, quelli davanti ai quali si volta la faccia da una altra parte per non vedere.

    Gesú non ha cominciato ora, nella passione, ad esserlo. In tutta la sua vita egli ha fatto parte di loro. È nato in una stalla perché per i suoi "non c'era posto nell'albergo” (Lc 2,7). Nel presentarlo al tempio i genitori offrirono "una coppia di tortore o due giovani colombi”, l'offerta prescritta dalla legge per i poveri che non potevano permettersi di offrire un agnello (cf. Lev 12,8). Un vero e proprio certificato di povertà nell'Israele di allora. Durante la sua vita pubblica, non ha dove posare il capo (Mt 8,20): è un senzatetto.

    E arriviamo alla passione. Nel racconto di essa c'è un momento sul quale non ci si sofferma spesso, ma che è carico di significato: Gesú nel pretorio di Pilato (cf. Mc 15, 16-20). I soldati hanno notato, nello spiazzo adiacente, un cespuglio di rovi; ne hanno colto un fascio e glielo hanno calcato sul capo; sulle spalle, ancora sanguinanti per la flagellazione, gli hanno poggiato un manto da burla; ha le mani legate con una rozza corda; in una mano gli hanno messo una canna, simbolo irrisorio della sua regalità. È il prototipo delle persone ammanettate, sole, in balia di soldati e sgherri che sfogano sui poveri malcapitati la rabbia e la crudeltà che hanno accumulato nella vita. Torturato!

    "Ecce homo!”, Ecco l'uomo!, esclama Pilato, nel presentarlo di lì a poco al popolo (Gv 19,5). Parola che, dopo Cristo, può essere detta della schiera senza fine di uomini e donne avviliti, ridotti a oggetti, privati di ogni dignità umana. "Se questo è un uomo”: lo scrittore Primo Levi ha intitolato così il racconto della sua vita nel campo di sterminio di Auschwitz. Sulla croce, Gesú di Nazareth diventa l'emblema di tutta questa umanità "umiliata e offesa”. Verrebbe da esclamare: "Reietti, rifiutati, paria di tutta la terra: l'uomo più grande di tutta la storia è stato uno di voi! A qualunque popolo, razza o religione apparteniate, voi avete il diritto di reclamarlo come vostro.

    * * *

    Uno scrittore e teologo afro-americano che Martin Luther King considerava suo maestro e ispiratore della lotta non violenta per i diritti civili, ha scritto un libro intitolato "Jesus and the Disinherited” , Gesú e i diseredati. In esso, egli fa vedere che cosa la figura di Gesú aveva rappresentato per gli schiavi del Sud, di cui lui stesso era un diretto discendente. Nella privazione di ogni diritto e nella abiezione più totale, le parole del Vangelo che il ministro di culto negro ripeteva, nell'unica riunione ad essi consentita, ridavano agli schiavi il senso della loro dignità di figli di Dio.

    In questo clima sono nati la maggioranza dei canti negro-spiritual che ancora oggi commuovono il mondo . Al momento dell'asta pubblica essi avevano vissuto lo strazio di vedere le mogli separate spesso dai mariti e i genitori dai figli, venduti a padroni diversi. È facile intuire con che spirito essi cantavano sotto il sole o nel chiuso delle loro capanne: "Nobody knows the trouble I have seen. Nobody knows, but Jesus”: Nessuno sa il dolore che ho provato; nessuno, tranne Gesú”.

    * * *

    Questo non è l'unico significato della passione e morte di Cristo e neppure il più importante. Il significato più profondo non è quello sociale, ma quello spirituale. Quella morte ha redento il mondo dal peccato, ha portato l'amore di Dio nel punto più lontano e più buio in cui l'umanità si era cacciata nella sua fuga da lui, cioè nella morte. Non è, dicevo, il senso più importante della croce, ma è quello che tutti, credenti e non credenti, possono riconoscere ed accogliere.

    Tutti, ripeto, non solo i credenti. Se per il fatto della sua incarnazione il Figlio di Dio si è fatto uomo e si è unito all'umanità intera, per il modo in cui è avvenuta la sua incarnazione egli si è fatto uno dei poveri e dei reietti, ha sposato la loro causa. Si è incaricato di assicurarcelo lui stesso, quando ha solennemente affermato: "Quello che avete fatto all' affamato, all'ignudo, al carcerato, all'esiliato, lo avete fatto a me; quello che non avete fatto ad essi non lo avete fatto a me” (cf. Mt 25, 31-46).

    Ma non possiamo fermarci qui. Se Gesú non avesse che questo da dire ai diseredati del mondo, non sarebbe che uno in più tra di loro, un esempio di dignità nella sventura e nulla più. Anzi, sarebbe una prova ulteriore a carico di Dio che permette tutto questo. È nota la reazione indignata di Ivan, il fratello ribelle dei Fratelli Karamazov di Dostoevskij, quando il pio fratello minore Alioscia gli nomina Gesú: "Ah, si tratta dell' 'Unico senza peccato' e del sangue Suo, vero? No, non mi ero scordato di Lui: e mi meravigliavo, anzi, mentre si discuteva, come mai tu tardassi tanto a venirmi fuori con Lui, giacché comunemente, nelle discussioni, tutti quelli della parte vostra mettono innanzi Lui prima d'ogni altra cosa” .

    Il Vangelo infatti non si ferma qui; dice anche un'altra cosa, dice che il crocifisso è risorto! In lui è avvenuto un rovesciamento totale delle parti: il vinto è diventato il vincitore, il giudicato è diventato il giudice, "la pietra scartata dai costruttori è diventata testata d'angolo” (cf. Atti 4,11). L'ultima parola non è stata, e non sarà mai, dell'ingiustizia e dell'oppressione. Gesú non ha ridato soltanto una dignità ai diseredati del mondo; ha dato loro una speranza!

    Nei primi tre secoli della Chiesa la celebrazione della Pasqua non era distribuita come ora in diversi giorni: Venerdì Santo, Sabato Santo e Domenica di Pasqua. Tutto era concentrato in un solo giorno. Nella veglia pasquale si commemorava sia la morte che la risurrezione. Più precisamente: non si commemorava né la morte né la risurrezione come fatti distinti e separati; si commemorava piuttosto il passaggio di Cristo dall'una all'altra, dalla morte alla vita. La parola "pasqua” (pesach) significa passaggio: passaggio del popolo ebraico dalla schiavitù alla libertà, passaggio di Cristo da questo mondo al Padre (cf. Gv 13,1) e passaggio dei credenti in lui dal peccato alla grazia.

    È la festa del capovolgimento operato da Dio e realizzato in Cristo; è l'inizio e la promessa dell'unico rovesciamento totalmente giusto e irreversibile nelle sorti dell'umanità. Poveri, esclusi, appartenenti alle diverse forme di schiavitù ancora in atto nella nostra società: Pasqua è la vostra festa!

    * * *

    La croce contiene un messaggio anche per coloro che stanno sull'altra sponda: per i potenti, i forti, quelli che si sentono tranquilli nel loro ruolo di "vincenti”. Ed è un messaggio, come sempre, d'amore e di salvezza, non di odio o di vendetta. Ricorda loro che alla fine essi sono legati allo stesso destino di tutti; che deboli e potenti, inermi e tiranni, tutti sono sottoposti alla stessa legge e agli stessi limiti umani. La morte, come la spada di Damocle, pende sul capo di ognuno, appesa a un crine di cavallo. Mette in guardia dal male peggiore per l'uomo che è l'illusione dell'onnipotenza. Non occorre andare troppo indietro nel tempo, basta ripensare alla storia recente per renderci conto di quanto questo pericolo sia frequente e porti persone e popoli alla catastrofe.

    La Scrittura ha parole di saggezza eterna rivolte ai dominatori della scena di questo mondo:

    "Imparate, governanti di tutta la terra…

    i potenti saranno vagliati con rigore” (Sap 6, 1.6).

    "Nella prosperità l'uomo non comprende,

    è simile alle bestie che periscono” (Sal 49, 21).

    "Che giova all'uomo guadagnare il mondo intero se poi perde o rovina se stesso?” (Lc 9, 25)

    La Chiesa ha ricevuto il mandato del suo fondatore di stare dalla parte dei poveri e dei deboli, di essere la voce di chi non ha voce e, grazie a Dio, è quello che fa, soprattutto nel suo pastore supremo.

    Il secondo compito storico che le religioni devono, insieme, assumersi oggi, oltre quello di promuovere la pace, è di non rimanere in silenzio dinanzi allo spettacolo che è sotto gli occhi di tutti. Pochi privilegiati posseggono beni che non potrebbero consumare, vivessero anche per secoli e secoli, e masse sterminate di poveri che non hanno un pezzo di pane e un sorso d'acqua da dare ai propri figli. Nessuna religione può rimanere indifferente, perché il Dio di tutte le religioni non è indifferente dinanzi a tutto ciò.

    * * *

    Torniamo alla profezia di Isaia da cui siamo partiti. Essa inizia con la descrizione della umiliazione del Servo di Dio, ma si conclude con la descrizione della sua finale esaltazione. È Dio che parla:

    "Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce […]

    Io gli darò in premio le moltitudini,

    dei potenti egli farà bottino,

    perché ha spogliato se stesso fino alla morte

    ed è stato annoverato fra gli empi,

    mentre egli portava il peccato di molti

    e intercedeva per i peccatori”.

    Fra due giorni, con l'annuncio della risurrezione di Cristo, la liturgia darà un nome e un volto anche a questo trionfatore. Vegliamo e meditiamo nell'attesa.

  • P. Marius - Pasqua
    Pasqua 2019

    Cristo è risorto dai morti, a tutti ha donato la vita Alleluia Alleluia !

    Celebriamo oggi il cuore della nostra fede: La risurrezione di Cristo. Se Cristo non è risorto, vana è la vostra fede diceva san Paolo ai Corinzi. Questa solennità ci invita a risorgere con il Signore Gesù cioè ad uscire del sepolcro della tristezza per vivere una nuova vita piena di gioia.

    E’ vero i motivi per essere tristi ci sono: malatia, morte di una cara persona, solitudine insopportabile, angoscia e difficoltà economiche. E’ vero che noi abbiamo tutte queste difficoltà ma riconosciamo comunque che la vita è bella, bella perché fatta con amore.

    Infatti il tempo di pasqua è il tempo per eccellenza della gioia perché il risorto ci accompagna sempre e dappertutto.

    La domanda che mi faccio è: che cosa dice oggi a me la Pasqua? Credo davvero in questa resurrezione di Cristo? Carissimi, Se Cristo non è risorto, vana è la nostra fede.

    La risurrezione che noi celebriamo oggi è un evento di liberazione che inizia un cammino di fede per tutta la vita.

    E nonostante le mancanze e le debolezze di noi uomini, ogni giorno Dio continua a “passare” in mezzo al suo popolo, ad assisterlo e a salvarlo.

    La resurrezione è quindi la luce che illumina ogni sofferenza umana. A tutti noi oggi il Signore dice: “riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi”. Siamo disposti ad accogliere questa forza dallo Spirito santo? Abbiamo un contatto quotidiano con lui? Fratelli e sorelle, il risorto, vincitore della passione ci accompagna sempre e ci dà la forza di sopportare con pazienza le nostre prove.

    Perché viviamo sempre nella tristezza quando il Signore è morto sulla croce per la nostra pace e per la nostra salvezza? Carissimi, la celebrazione della Pasqua ci invita ad avere una fede sincera in Gesù risorto per rinascere con lui e per avere una nuova vita. Oggi celebriamo con grande gioia la vittoria della vita sulla passione e sulla morte.

    Ma possiamo celebrare bene la vita quando abbiamo alcuni fratelli ancora nel sepolcro della sofferenza e senza dignità costretti a vivere ai margini della società? quando i nostri giovani sono senza speranza, senza lavoro, senza prospettive? Non abbiamo il diritto di essere indifferenti. Dobbiamo fare qualcosa e il Risorto appunto ci dà la forza.

    Non basta compatire, non basta piangere. Donna perché piangi? Ha chiesto Gesù a Maria e dopo dice "Va dai miei fratelli e di’ loro". Oggi ancora Il Risorto ci manda tutti verso i suoi fratelli per annunciare a loro la speranza di una vita nuova.

    Il Signore non vuole le nostre lacrime ma la nostra azione concreta.

    Dice Gesù: Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro.

    Siamo dunque tutti fratelli e obbligati di vivere insieme. Gesù ci ha salvato e ci invita ad essere anche noi strumenti di salvezza per chi è meno fortunato. La Pasqua è dunque dono da accogliere sempre più profondamente nella fede, per poter operare in ogni situazione, con la grazia di Cristo, secondo la logica di Dio, la logica dell’amore.

    La luce della risurrezione di Cristo deve penetrare questo nostro mondo, deve giungere come messaggio di verità e di vita a tutti gli uomini attraverso la nostra testimonianza quotidiana. Infine la celebrazione della resurrezione ci fa capire l’importanza delle donne nel cuore di Dio. Alle donne è stato dato l’impegno ad annunciare la resurrezione.

    Jean Charles “Quando Gesù resuscitò si fece vedere prima dalle donne perché la notizia si spargesse più presto.”

    Possa il risorto dare gioia, pace e felicità ad ognuno di noi e alle nostre famiglie.
    P. Marius N'sa - Pasqua 2019 - Santa Croce - Milano

  • P. Marius - Domenica della Misericordia
    Misericordia 2019

    Gesù, io confido in te ! Frase che leggiamo spesso sull’immagine della Divina Misericordia. Celebriamo appunto in questa seconda Domenica di Pasqua la Divina Misericordia. La festa della Divina Misericordia è stata istituita ufficialmente da Giovanni Paolo IInel 1992. Ma questa festa è nata da un’esperienza mistica fra Gesù e la polacca suor Faustina, esperienza nella quale Gesù diceva: "Io desidero che vi sia una festa della Misericordia per far vedere la grandezza del mio cuore e per far capire a tutti gli uomini che ognuno è amato da me e ha un posto nel mio cuore misericordioso.

    Secondo papa Giovanni Paolo II:«Al di fuori della misericordia di Dio non c’è nessun’altra fonte di speranza per gli esseri umani». “Solo la Divina Misericordia è infatti in grado di porre un limite al male; solo l’amore onnipotente di Dio può sconfiggere la prepotenza dei malvagi e il potere distruttivo dell’egoismo e dell’odio” nella Domenica della Divina Misericordia, 30 marzo 2008). La misericordia di Dio e il suo amore per noi si presentano come i rimedi contro il male. Essi sono la risposta giusta e vera alla cattiveria; risposta che salva e aiuta a tornare sulla buona strada.

    In questa domenica, siamo tutti invitati a non “tacere quello che abbiamo visto e ascoltato” come dice Pietro il traditore che ha beneficato della misericordia di Gesù e della sua grazia al punto da guarire una persona nel nome del Signore. Anche a noi ogni giorno il Signore si manifesta donandoci la vita, la salute, una famiglia, da mangiare e sopratutto lo Spirito Santo che ci accompagna. Ma noi, non sappiamo apprezzare questi doni del Signore che consideriamo meritati o scontati.

    La Prima lettura ci invita a riconoscere quello che Dio ha fatto per noi e a testimoniare della sua presenza nella nostra vita. Carissimi, a chi vogliamo obbedire nella nostra vita di ogni giorno? A chi obbediamo: alla voce della nostra coscenza umana o a Dio? Alle nostre paure o al Signore che ci invita all’apertura o alla fraternità.

    Ai presidenti dei nostri partiti politici o alla legge del Signore? Se sia giusto dinanzi a Dio obbedire agli uomini invece che a Dio, giudichiamolo noi stessi. Fratelli e sorelle, il risorto ci accompagna sempre malgrado il suo apparente silenzio. La morte fisica di Cristo accaduta venerdi santo ci dà la sua presenza perenne in spirito. La risurrezione è la conferma e il Segno di questa presenza in spirito di Cristo nella vita di tutti i suoi fedeli. “Con lui siamo sepolti nel battesimo, con lui siamo anche risorti mediante la fede nella potenza di Dio secondo l’apostolo Paolo nell’epistola.

    Il vangelo odierno ci invita a credere e a riprendere il cammino della penitenza attraverso i ministri della chiesa che hanno ricevuto lo spirito santo per questo carico. Come dice papa Francesco: Dio il creatore conosce tutte le nostre fragilità e non si stanca mai di perdonarci. Siamo noi che ci stanchiamo di chiedere perdono.

    Gesù parlando attraverso un monaco d’oriente dice a ciascuno di noi: "Conosco la tua miseria, le lotte e le tribolazioni della tua anima, le deficienze e le infermità del tuo corpo: - so la tua viltà, i tuoi peccati, e ti dico lo stesso: "Dammi il tuo cuore, amami come sei..."

    Se aspetti di essere un angelo per abbandonarti all'amore, non amerai mai.. Celebriamo la divina misericordia che ci invita alla serenità perché Dio ha un amore partecolare per ognuno di noi. Infine, l’apostolo Tommaso, visto spesso come il simbolo dell’incredulità, ci fa capire che la fede ha bisogno di appoggiarsi sui segni concreti o su una certezza. I nostri diversi dubbi dovrebbero aiutarci a approfondire la nostra fede come questo dubbio di Tommaso che è all’origine di questa professione di fede: Mio Signore e mio Dio.

    La resurrezione di Cristo che abbiamo celebrato una settimana fa ne è segno concreto. A tutti noi oggi il risorto fa dono della pace dicendoci tre volte “Pace a voi". Dopo un momento di grande prova e di grande tristezza, il Signore sa che i suoi discepoli avevano bisogno di essere in pace e a ogni eucaristia, il Signore rinnova in noi la sua pace dicendoci: Vi lascio la pace , Vi do la mia pace.
    P. Marius N'sa - Misericordia 2019 - Santa Croce - Milano

  • P. Marius - Cuori sensibili e impegno a testimoniare
    III Domenica di Pasqua

    La scorsa domenica abbiamo celebrato la Divina Misericordia, festa che ci ha ricordato il grande amore di Dio per ognuno di noi. Avere questa certezza è segno di serenità e di pace di cuore. Dio Padre ama ciascuno di noi al di là del nostro limite di creatura, oltre le nostre pochezze, errori e peccati.

    In questa terza domenica di Pasqua, la liturgia della parola ci invita a seguire il Signore Gesù, luce del mondo per non più camminare nelle tenebre cioè ci invita a testimoniare della presenza di Dio nella nostra vita. Come il Cristo Gesù pùo essere luce di questo mondo che sembra abbastanza illuminato con i progressi della scienza?

    La liturgia della Parola di questa domenica ci chiama a seguire il Signore Gesù luce del mondo riflettendo su 2 punti: Primo Non avere un cuore insensibile perché Cristo luce del mondo illumina tutte le tenebre delle nostre paure e delle nostre insensibilità e secondo l’impegno per ognuno di noi di testimoniare la propria fede alla luce di Cristo.

    1- Non avere un cuore insensibile

    “Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile, sono diventati duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi” dice San Paolo citando il profeta Isaia. Ecco il cuore che Cristo vuole illuminare, ecco il popolo che Cristo vuole condurre. Questa parola del profeta Isaia è molto attuale.

    Il cuore dell’uomo di oggi è diventato insensibile e indifferente. Come dice lo scritore irlandese George Bernard Shaw: “ Il peggior peccato contro i nostri simili non è l’odio ma l’indifferenza: questa è l’essenza della mancanza di umanità”. Quanti esempi abbiamo in giro!

    Carissimi, un cuore nel quale Dio non è al primo posto diventa insensibile e superficiale e questo cuore ode senza capire e guarda senza vedere. Un cuore cosi è nelle tenebre e ha bisogno di ricevere la luce di Cristo.

    Oggi noi nonni, noi genitori e noi educatori abbiamo l’impegno di trasmettere ai nostri nipoti e figli il timore di Dio e il rispetto della persona umana, volto diverso di Cristo. Ma questo impegno sarà molto difficile da realizzare se non abbiamo un rapporto con Dio attraverso la preghiera e con la Chiesa.

    2- L’impegno per ognuno di noi di testimoniare la propria fede alla luce di Cristo

    “Io infatti non mi vergogno del Vangelo, perché è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede” dice san Paolo nell’Epistola ai Romani. Oggi il Signore Gesù vuole illuminare il nostro mondo pieno di tenebre ma non lo pùo fare senza la nostra collaborazione.

    Appunto, una stupenda preghiera del quattordicesimo secolo dice:

      - Cristo non ha mani ha soltanto le nostre mani per fare il suo lavoro oggi.

      - Cristo non ha piedi ha soltanto i nostri piedi per guidare gli uomini sui suoi sentieri.

      - Cristo non ha labbra ha soltanto le nostre labbra per raccontare di sé agli uomini d’oggi.

    Cristo non ha mezzi, ha soltanto il nostro aiuto per condurre gli uomini a sé. Noi siamo l’unica Bibbia che i popoli leggono ancora. Siamo l’ultimo messaggio di Dio scritto in opere e parole.

    Carissimi, siamo tutti invitati a Seguire il Signore Gesù, luce del mondo per non camminare nelle tenebre attraverso una vita di fede vera e di testimonianza. Quale decisione prendo oggi per far rifflettere la luce di Cristo nella mia persona e nella società?


    P. Marius N'sa - 5 maggio 2019 - Santa Croce - Milano

  • P. Marius - L'amore costante e' fecondo
    IV Domenica di Pasqua

    La liturgia della Parola della scorsa domenica ci ha chiamato a seguire il Signore luce del mondo per poter vincere tutte le tenebre della nostra vita. In questa domenica detta giornata mondiale per le vocazioni che significa una chiamata a vivere una vita partecolare, la liturgia ci invita a rimanere nel amore di Gesù osservando i suoi comandamenti. Prima di parlare di vocazioni, bisogna sempre ricordarsi della prima vocazione: la chiamata universale alla Santità. Siamo tutti chiamati alla santità.

    In questa quarta domenica, la liturgia ci fa capire che c’è un rapporto molto stretto fra vivere nell’amore di Dio e osservare la sua Parola.

    Dice Gesù nel Vangelo: "Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore".

    Per capire il senso profondo di queste Parole di Gesù ricordiamoci il contesto: Siamo all’ultima Cena e dopo la lavanda dei piedi un po’ prima della passione.

    Queste parole sono il Testamento spirituale di Gesù. Sappiamo tutti l’importanza di un testamento. Attraverso questa pagina del vangelo, Il Signore nostro ci invita alla costanza, alla fedeltà, alla continuità. Rimanere nel suo amore significa abitare all’interno della luce dell’amore divino.

    Fratelli e sorelle, rimaniamo nell’amore di Gesù per poter dare gioia ai nostri fratelli perché chi si sa amato ha una vita serena e gioiosa basata sull’amore. Amare è più di voler bene. Voler bene è non fare il male.

    Ma amare ci chiede di sapersi anche sacrificare per l’altro.

    Oggi il Signore ci esorta di amare davvero: "Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri".

    Come vivo nella quotidianità il mio amore per l’altro?

    - Cosa significa per me amare?

    - Il Signore luce del mondo ci vuole illuminare ma ci chiede un rapporto molto stretto con la sua Parola.

    - Quale è il mio rapporto con la Parola di Dio?

    - Riesco a leggere e a meditare ogni tanto la Parola di Dio?

    Infatti il primo passo che Gesù raccomanda al discepolo, per consentirgli di “rimanere” nell’amore suo, è ascoltare il Signore che parla. Anzi Gesù chiede addirittura di osservare, cioè di ascoltare con attenzione e cura, di contemplare ciò che la Parola presenta.

    Carissimi, la vita cristiana ci chiede un salto di qualità, un sacrificio e una morte a sè. Chi ha davvero incontrato il Signore deve fare questo salto sull’ esempio di san Paolo che è pronto ad affrontare la morte per il Cristo. Dice nella prima lettura: "Io sono pronto non soltanto a essere legato, ma anche a morire a Gerusalemme per il nome del Signore Gesù".

    Rimanere nella Parola di Dio vuol dire trasformarsi e maturare fino alla comunione con il Signore. La Parola dunque non solo è ascoltata, ma va osservata e allo stesso tempo va obbedita per svelare tutta la sua verità, per liberare tutti i suoi significati.

    Per un cristiano vivere vuol dire vivere dentro la Parola di Gesù o vivere avendo dentro di sé la Parola di Gesù. Rimanere in Gesù è un’esperienza che si fa accogliendo la sua Parola.

    Il discorso del rimanere, allora, è quello di vivere un rapporto di comunione piena con il Signore attraverso la Parola e l’eucaristia, in modo che l’amore con cui il Signore ci ama sia in noi sorgente di pensieri e desideri nuovi e questi, a loro volta, producano una vita concreta fatta di amore fraterno.

    Credere in Dio vuol dire vivere secondo la sua Parola. La vita cristiana si nutre con la Parola di Dio letta e meditata e con i sacramenti ricevuti.

    Rimanere in lui significa far sì che le sue parole rimangano in noi come semi nella terra, perché a suo tempo germoglino e diano frutto.
    P. Marius N'sa - 12 maggio 2019 - Santa Croce - Milano

  • P. Marius - L'amore concreto
    V Domenica di Pasqua

    L’amore per il prossimo è il testamento spirituale che Gesù ha lasciato ai suoi discepoli la sera dell’ultima cena.

    Se la liturgia della scorsa domenica accennava al fatto di rimanere nell’amore di Cristo osservando i suoi insegnamenti, siamo invitati in questa domenica a far vedere agli altri che noi siamo discepoli di Cristo attraverso l’amore che abbiamo gli uni per gli altri.

    Carissimi, l’amore per il prossimo è l’ultima e la cosa più importante che Gesù chiede a ognuno di noi.

    Ma amare ci chiede di sapersi anche sacrificare per l’altro.

    Fino a che punto siamo capaci di fare qualche sacrificio per le persone che diciamo amare? San Paolo attraverso l’inno alla carità nella seconda lettura ci dà tutti le implicazioni dell’amore che è carità.

    Anche per lui l’Amore è fondamendale.

    Dice : "Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli ma non avessi la carità sarei come bronzo che rimbomba, e se avessi il dono della profezia, se conoscessi tutti i misteri e avessi tutta la conoscenza, se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla, E se anche dessi in cibo tutti i miei beni e consegnassi il mio corpo per averne vanto ma non avessi la carità, a nulla mi servirebbe" .

    Con queste parole forti dell’apostolo Paolo, abbiamo ancora il diritto di staccare la fede dall’amore come facciamo spesso? Questa domenica puo essere chiamata la domenica delle misure.

    Infatti, la prima lettura del libro degli Atti degli apostoli ci dà la misura per vivere una buona vita di fede.

    Questa misura è: avere un cuore solo e un’anima sola con la chiesa e sentirsi membro vivo della comunità.

    Questo principio è valido anche per le nostre famiglie, che devono sentirsi una sola cosa per cui ognuno fa il bene dell’altro sempre e comunque.

    Invece troppe volte assistiamo a liti e incomprensioni fra fratelli: Che peccato! I beni materiali non valgono il sacro rapporto tra fratelli.

    Questa prima lettura ci invita ad impegnarci di più nella chiesa che rappresenta il corpo di Cristo e continua a dare i suoi segni attraverso i sacramenti.

    Ci sentiamo davvero membri di questa famiglia che è la chiesa? Quante volte sentiamo dire dai cristiani ‘’Se è cosi io non vado più a messa".

    Andiamo a messa per il parocco o per far piacere agli altri o per la nostra salvezza? Carissimi come la prima comunità, siamo tutti invitati a costruire insieme la nostra chiesa per arrivare a colmare insieme i bisogni gli uni degli altri: Nessuno infatti tra loro era bisognoso.

    Quando c’è la comunione, Dio agisce sempre.

    L’altra misura per fa vedere agli altri che noi siamo discepoli del Signore è il Rispetto: La carità non manca di rispetto.

    La fede, lo sappiamo, ci invita ad avere buoni rapporti con le persone e il rispetto è quello che ci permette di entrare in contatto con esse.

    Quante volte a causa dell’orgoglio o della superbia disprezziamo le persone? Quante volte ci comportiamo male considerando le persone non secondo quello che sono ma secondo quello che hanno? Quante volte anche noi abbiamo disprezzato delle vite umane su criteri sbagliati? Carissimi, la carità non manca di rispetto.

    A tutti noi oggi il Signore dice: Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».

    Fratelli, siamo davvero cristiani come vuole il Signore? Allora facciamo nostra soprotutto nelle nostre opere questa stupenda preghiera del quattordicesimo secolo che dice: Cristo non ha mani ha soltanto le nostre mani per fare il suo lavoro oggi.

    Cristo non ha piedi ha soltanto i nostri piedi per guidare gli uomini sui suoi sentieri.

    Cristo non ha labbra ha soltanto le nostre labbra per raccontare di sé agli uomini d’oggi.

    Cristo non ha mezzi ha soltanto il nostro aiuto per condurre gli uomini a sé.

    Noi siamo l’unica Bibbia che i popoli leggono ancora.

    Siamo l’ultimo messaggio di Dio scritto in opere e parole.Solo l’ amore salverà il mondo e alla serata della nostra vita saremo tutti giudicati sull’amore che abbiamo per il prossimo.

    Anche oggi possiamo iniziare una nuova vita piena di Amore.

    La fede è l’amore vissuto concretamente.
    P. Marius N'sa - 19 maggio 2019 - Santa Croce - Milano

Audio

Alcuni sacerdoti entusiasti dei podcast registrano brevi e accattivanti interventi audio. Ascoltiamoli.
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  • Puntata 11 - Il web che vale con Valentino Spataro - Letto tra le righe
  • PLOG 9 - Non ascoltare questo sfogo, grazie - Babology
  • 20.05.2019 OPENING SPEECH TO THE GENERAL ASSEMBLY-CEI - VaticanNews
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    Tutto nasce da una promessa: la mia prima app sara' dedicata a Maria e ai messaggi che lascia a noi oggi, duemila anni dopo la sua nascita.

    Il problema era semplice: pregare la mattina in Chiesa senza passare le ore a navigare vari siti alla ricerca delle novita'. Insomma: perdere tempo in Chiesa non mi sembrava una grande idea.

    Sarebbe stato bello quindi avere una app con tutte le novita' gia' raccolte, da fonti autorevoli, privati e non che da anni usano il web per farci pregare.

    L'idea e' che anche in poco tempo potremo dedicare qualche minuto a Gesu' e Maria per pregare insieme al Papa con loro.

    A tutto questo ho aggiunto una raccolta di luoghi santi e di frasi tratte dai vangeli o da coloro che Gesu' o Maria hanno contattato negli ultimi 200 anni.

    I messaggi recenti sono infatti molto vicini ai problemi di oggi, e ci aiutano ancora di piu' di quelli antichi che a volte si fatica ad attualizzare.

    Tra tutte Gabrielle Bossis alla quale Gesu', meno di 100 anni fa, racconta come pregare mentre si e' in nave, o di cosa parlare con lui. Di come, innamorato trascurato, non si fa una ragione di come lo sentiamo lontano, mentre Lui ci dice di essere nel nostro cuore. Di piu'. Ci chiede se pensiamo a Gesu' quando ha istituito l'eucarestia, e risponde: volevo essere mangiato da voi.

    Spero non mangerete l'app, ma i suoi contenuti quotidiani. E ringrazio tutti coloro che ogni giorno fanno il lavoro ben piu' pesante di divulgare la parola del Papa, dei mistici, e tanto altro.

    Buona consultazione



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